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E un altro sassolino è stato posto dentro al mio zaino.
Quello zaino che porto sulle spalle da quando ho finito la scuola.
No perché prima avevo la bellissima e coloratissima cartella, quella propria dei miei studi, che mi accompagnava come il guscio di una lumaca: dentro ci portavo tutto, perché avevo bisogno, ovunque, di sentirmi a casa.
Dal febbraio del 2007 invece ho sulle spalle questo zaino.
L’entusiasmo era lo stesso della mia prima cartella di Candy Candy: un nuovo viaggio, una nuova esperienza, un nuovo bagaglio.
Solo che non avevo calcolato che presto diventasse solo accumolo di sassi che giorno dopo giorno mi mettono dentro. Una vera e propria zavorra che mi impedisce di correre, di affrontare questo nuovo percorso con un bel passo deciso e fermo.
Cado ormai ad ogni sasso, ch’esso sia piccolo o grande, non importa più: si accumula a quello che già c’è e il peso diventa sempre più insopportabile.
Oggi un’altra cazzata, niente di serio. Qualcosa che se non fossi con i soldi contati non noterei nemmeno (50€ in più o in meno che differenza fa. Si dice così, no?), e invece anche questa piccola storia mi pesa.
Ultimamenti i sassolini sono sempre più burocratici e meno lavorativi. E questo li rende ancora peggiori.
Se ci fosse un’alternativa me ne andrei.
Se ci fosse un’alternativa smetterei di dannarmi
quest’anima già abbastanza tormentata.
Se ci fosse un’alternativa, a breve termine, la coglierei.
Ma purtroppo devo aspettare ancora fino ad agosto.
Poi tutto sarà diverso.
Almeno me lo auguro con tutto il cuore.
Non è possibile. Ancora non ci voglio credere.
HANNO TOLTO TUTTI I TRENI REGIONALI DA MILANO A TORINO.
Ma io dove li trovo 62€ a settimana per andarci!?!?!?
Odio il monopolio, odio non avere scelta, odio questo Paese che pensa solo ai ricchi sbeffeggiando di buon grado quelli che come la sottoscritta arrancano per arrivare a fine mese con dignità.
Le cose non possono andare avanti così ancora per molto. No davvero.
Ho quasi terminato un sito per cui sto lavorando a pieno ritmo da 2 mesi.
Ecco l’amabile conversazione di stamattina col mio capo-capo:
- lui: “è una merda.”
- io: “ma come?! hai visto tutti i passaggi e hai sempre approvato…”
- lui: “si ma adesso fa cagare.”
(silenzio… adesso rispetto a quando?)
- io: “scusami ma non riesco a capire. cos’è che non ti torna oggi rispetto alla versione che hai visto le altre volte?”
- lui: “non si legge niente dei contenuti, solo immagini e spazi bianchi.”
>.<°
- io, cercando inutilmente di argomentare come solo un copy può fare: “si ma ai contenuti si può accedere in modo immediato tramite il menu, vedi? semplice e istintivo. la home è normale che sia accattivante e denoti solo un’identità, i contenuti comunque ci sono…” (altrim io che lavoro a fare?!!?)
lui smanetta al blackberry. ormai ho perso la sua attenzione.
- io: “mmm, ok. come potremmo migliorarlo contando però che dobbiamo essere online il 17?”
- lui: “ormai… magari per voi creativi sarà bello, ma per tutti quelli che come me non ne capiscono niente è una merda.”
- io: “scusami sto mangiando” (e mastico rumorosamente i miei tuc perché se gli rispondo è l’ultimo giorno che lavoro qui).
Ché alle volte si deve solo sopravvivere.
Oggi mi è arrivata l’ennesima mail contraria alla ricezione a casa del libro del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
La cosa che davvero non riesco più a sopportare non è il legittimo desiderio di poter decidere cosa ricevere e cosa no a casa (e ve lo dice una che lavora soprattutto col DM), ma la disinformazione che sta serpeggiando attorno a questa storia.
Prima le pagine su facebook, poi siamo passati alle petizioni online… il tutto costellato dalle milioni di mail sull’argomento.
Ecco solo l”ultimo esempio di mail che mi è arrivata oggi:
OGGETTO: fatelo girare se siete daccordo (magari d’accordo, no?)
TESTO: Con riferimento all’annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro “Due anni di governo”, mi preme comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo,essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n. 675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13 comma e), e che la spesa relativa che si risparmierà, venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità. Ringraziando per l’attenzione porgo distinti saluti.
da incollare sulla pagina:
http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp
Per quanto non sia d’accordo con questa iniziativa… vi prego, facciamo un passo indietro ed evitiamo di diffondere la disinformazione: i soldi con cui verrà realizzato e diffuso questo libro sono i soldi del partito e NON QUELLI DEL GOVERNO.
Lo so che quando si parla del Cavaliere è facile mettere tutto insieme (lui ci dà sicuramente una mano a confonderci in questo!), ma non penso sia giusto continuare a diffondere queste false informazioni.
Citando l’on. Palmieri, responsabile comunicazione del Pdl : E’ una iniziativa del Pdl, non del governo. E’ voluta da Berlusconi, e rientra nell’azione di divulgazione dell’attivita’ di governo, ma tutti i costi di stampa e di spedizione saranno a carico del partito“.
Per di più, il link che viene citato tratta di trasparenza, è un modulo per “richiedere informazioni di carattere generale sui provvedimenti normativi deliberati dal Consiglio dei Ministri”… e, per nostra fortuna, questo libro non è un provvedimento deliberato dal CDM
Scusate lo sfogo e la puntigliosità, ma non si può vivere nella disinformazione.
Da entrambi i punti di vista.
Non ho ancora dedicato nemmeno 2 righe alla “questione terremoto“.
Non per mancanza di sensibilità, ma perché un anno fa pensavo che se ne parlasse abbastanza. Inoltre perché pensavo che le promesse, gli impegni presi davanti ai Capi di Governo stranieri avrebbero incluso un minimo di sincerità. Perché pensavo che gli italiani non si sarebbero voltati dall’altra parte.
E invece passato il polverone, passato il momento del ricordo con le Amiche sansiriane dell’Abruzzo, tutto è sfumato, finito.
La polvere da nube densa ha saputo toccare l’asfalto, si è calmata e seguendo questo stesso moto è calata anche l’attenzione a riguardo.
Ora tutto è fermo.
Tutto è tranquillo, immobile. Nessuna istituzione sta pensando seriamente al modo per far riprendere quella città la sua vita… E’ di qualche giorno fa la lettera pulita e consapevole di Lorenzo Cherubini alla Stampa. E l’onorevole Bondi ha anche risposto… ma la domanda vera è: …e quindi?
Riuscremo mai ad uscire da questa serie di botta-risposta politicol-chiacchierecci per iniziare ad occuparci pragmaticamente del futuro di queste persone?
Non so. Davvero a questo non so rispondere.
Sono amareggiata però nel costatare che le uniche parole spese su questa questione siano ormai le lettere vecchio stile che ricevo spesso via mail. Che si tratti di scritti autentieci o falsi poco importa… Sono triste che se ne possa parlare solo così. Ma dove sono finiti i nostri organi di informazione? Come facciamo a non ritenere importante una notizia di disattenzione politica e sociale come questa?
E allora concludo proprio traendo spunto da una di queste lettere-articoli di questi giorni:
Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei,
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.
Quando vennero a prendere gli omosessuali,
Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.
Quando vennero a prendere i comunisti
Io restai in silenzio.
Non ero comunista.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.
(Martin Niemoller)
Davvero finché non toccheranno il nostro orticello non ci ribelleremo? Davvero finché non crollerà la nostra casa, non si allegherà la nostra strada (non potrò mai dimenticare l’alluvione), non toccheranno i nostri contratti indeterminati o le nostre età pensionabili, le nostre quote latte, i nostri assegni di invalidità, non ci sentiremo mai coinvolti direttamente tanto da unirci e ribellarci?
Dobbiamo smetterla di girarci dall’altra parte. Altrimenti un giorno di questi avremo girato un po’ troppo su noi stessi e il problema, quel giorno, sarà davanti alla nostra strada: e allora nessuno ci aiuterà ad andare avanti.
E siamo a quota 3.
In meno di un anno 3 dei miei amici più cari hanno deciso di lasciare il nostro Bel Paese per andare all’estero.
Voglia di un’esperienza europea? Non credo. La verità è che al momento in Italia si sta da schifo. E ve lo scrive una che adora l’Italia e non la cambierebbe con nessun altro paese al mondo.
Eppure li capisco; anzi, al momento li invidio.
Siamo tutti precari. Ma mica bamboccioni: abbiamo tutti un affitto da pagare, le bollette, i debiti con l’università (grazie diritto allo studio) e zero prospettive. E ormai non si parla nemmeno del posto fisso: chi l’ha mai visto? Non sappiamo nemmeno come sia fatto. Noi che non abbiamo le ferie pagate (e quello è il meno, tanto dove andremmo?), non ci pagano i giorni di malattia, per non parlare di quell’acronimo tanto poco conosciuto che forse si scrive TFR.
Perché i contratti atipici, così li chiamano ma io ormai li rinominerei “contratti-del-tanta-manna“, non prevedono alcuno di questi diritti. Ah, poi la cosa più bella che ho appena scoperto è che garantiscono un assegno di disoccupazione che è pari alle tasse versate dall’Azienda. Che gentili… quando mi sono informata e ho scoperto che il mio ammontava a ben 176€ netti al mese, ho tirato un bel respiro di sollievo. Ah certo. Veramente di buon cuore includere anche noi lavoratori precari nella lista degli aventi diritto a quest’assegno.
Ma non scherziamo.
Molti stanno a casa perché è impossibile fare altrimenti. E quelli che ormai sono fuori? Se hanno un minimo d’amor proprio (mannaggia all’orgoglio, non è vero?) piuttosto si inventano mille lavoretti ma i soldi ai genitori non glieli chiedono.
Che carino il nostro caro Stato Italiano. Però io adesso faccio fatica a capire. L’anno scorso ho lavorato tutti i giorni (5/5) per tutti i 12 mesi, ho fatto anche un secondo lavoro e ho un 730 imbarazzante. Sono sotto la soglia di povertà (stimata intorno ai 10.000€ lordi l’anno). Anche la commercialista me l’ha chiesto: “A me lo puoi dire, i tuoi ti aiutano con una cifra mensile vero?” – “Sì in effetti mi aiutano: mi aiutano ricordandomi che me ne sono voluta andare io di casa, che se avessi scelto un altro corso di laurea (e non scienze della comunicazione) forse sarebbe stato meglio, mi aiutano dicendomi che se ho imparato a vivere a Milano con 600€ al mese della vita potrò fare quello che voglio. Così mi aiutano, ogni giorno.“
Viviamo tempi duri. C’è crisi e molte persone vengono licenziate anche se padri di famiglia. Che pretendere da una situazione così?
E invece io pretendo: pretendo diritti, pretendo che l’azienda per cui lavoro, fatturante milioni di euro, ne impieghi almeno una parte anche per sistemare questa situazione imbarazzante… e soprattuto pretendo rispetto.
Qualche settimana fa mi sono state rivolte esattamente queste parole: “Ma dove vuoi andare con la crisi che c’è. Almeno noi ti diamo da mangiare.” Devo commentare? Forse no.
E’ questo che manca ai giovani italiani che rivolgono lo sguardo all’estero: diritti, dignità e rispetto.
E non mi vergogno ad alzare la testa, se è per guardare dritto negli occhi chi ci addita come bamboccioni e dire loro:
<< Mi dispiace, ma a queste condizioni non ne vale più la pena.>>
Per leggere il testo integrale clicca qui.
Pasolini se lo chiedeva, si poneva quella stessa domanda che riecheggia nella mia mente come un’anafora terribile di questi primi anni di lavoro in pubblicità: che madri possono avere queste persone con cui ho a che fare ogni giorno?

