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Stavo guardando delle fotografie: non riguardano me o persone conosciute, non rivedo neppure i luoghi raccontati, non riconosco le sfumature e le impressioni. Però mi sono piaciute.
Cercavo una distrazione e il web me l’ha concessa di buon grado.
E nel mentre ascolto in loop una canzone: anch’essa non mi ricorda nulla, le note si compongono tramite corde e tasti in un modo che per me non significano nulla.
Però non riesco a smettere di ascoltarla.
Le parole sono dolci, in una lingua a me carissima, tenera e confortante come spesso ho pensato potesse essere solo quella madre.
Ho mille altre cose da fare, ho dei pensieri a cui dovrei dedicar tempo, ho delle consegne, ho… solo voglia di smettere.
Vorrei tornare a casa, ricordarmi come si suona quel dannato piano e lasciarmi guidare dallo spartito. Oppure spostare la scrivania, aprire nitide le tende spesse e ricordarmi del mio adorato pino, ispirando l’aria profumata che espandeva nei giorni umidi e scrivere quella storia che bussa per prendere spazio.
Ho voglia d’arte. Di quell’emozione che solo gli artisti riescono a trasmetterti, della passione che nasce da questa, della sua forza e drammaticità, per sorridere, farmi venire la pelle d’oca, spiazzarmi e piangere a dirotto.
Ho bisogno che l’arte imiti così bene la vita da aiutarmi ad esternare ciò che sento.
Perché altrimenti è tutto lì, incastrato.
Vorrei impare dal vento a respirare,
dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare.
Il respiro si è fatto di nuovo corto.
Un piccolo senso di smarrimento mi pervade, cerco di respirare lenta non accorgendomi di iperventilare… Melly calma. Respira. Respira.
Ciò che senti non è dolore, ciò che provi non è delusione. E’ solo paura.
Ora non posso più voltarmi indietro, non si può andare avanti volgendo lo sguardo oltre le proprie spalle: si inciampa. Continuo a ripetere che non la so gestire, alimentando quell’ansia così avida che non vede l’ora di banchettare con le mie paure più succulente… Non dovrei lasciarle troppo spazio.
Dovrei semplicemente essere più sicura di me.
Se le cose non dovessero andare te ne accorgerai anche senza che questo animale ti distrugga lo stomaco.
Se le cose dovessero andare rimpiangerai di non aver goduto di ogni attimo di complicità.
Calma Melly. Respira. Respira.
Respira.
Spesso le parole scorrono veloci attraverso lo spazio, colpendo dritte il loro bersaglio.
Spesso i silenzi, le distrazioni, gli sguardi bassi arrivano dritti al cuore senza nemmeno bussare.
Vorrei parlarti più direttamente di così, ma ho paura di rovinare tutto.
E forse non è nemmeno così necessario.
Heaven forbid you end up alone and don’t know why.
Hold on tight wait for tomorrow, you’ll be alright.
Si sono sposati. Il 21 novembre scorso, dopo 10 anni di fidanzamento e uno di convivenza hanno detto sì.
Per loro in sé sono contenta… Ma il paragone è presto fatto.
Stessi ambienti, stesse vacanze, tante uscite a 4 che non riesco e forse non voglio dimenticare.
Ma oggi il tutto fa particolarmente male. L’aria è pesante, ti ho salutato da non più di una settimana eppure mi sembra un’eternità. Avrei voglia di scriverti ancora, per scusarmi della crudeltà delle mie parole, per riallacciare questa lampo ormai rotta da tempo.
Ecco, manco a farlo apposta ora riecheggiano pure gli Oasis alla radio…
Ma solo quando riuscirò a chiudere questa porta riprenderò a vivere assoporando le novità.
Passa passato. Il futuro è impaziente di entrare.
Per me dimenticare è innaturale.
Anche coloro che fingono così amabilmente di aver rimosso tutto, dentro penso che ricordino. Magari non una milionata di particolari, ma sicuramente qualcosa in più di quanto vorrebbero ammettere.
Io invece ricordo, ricordo tutto, soprattutto le venature più piccole… Quelle inutili, quelle che fanno più male.
Luoghi inviolabili della memoria soltanto gli orli un po’ sfocati, ma così indissolubili e così troppo intensi da dirsi.
Dovrei invece alzarmi al mattino e obbligarmi a rimuovere certi pensieri. In special modo le sensazioni legate a questi: perché vivere nel passato non fa bene a nessuno.
Certo le emozioni sono state intense, forse lo sono ancora… Ma no, meglio dimenticare che far parte di un quotidiano che va avanti senza di te.
Un sentimento così forte che spesso passa il limite,
non vuoi lasciarlo andare perché in fondo sai che non ti lascerà.
“Sarai per sempre speciale”: quanto questo ti basta davvero?
Preferisco vivere di buona apparenza, perché forse l’oblio inizia così: fingi di essertene dimenticato e te ne convinci a tal punto da dimenticare davvero. Anche se dentro qualcosa rimane, almeno non affiorerà se non in momenti particolari, che saranno sempre gestibili.
Il tuo nome è una vecchia ferita che giace profonda
e la sabbia ha coperto il passaggio di fiamme e furori
tutto sembra pulito e quieto a vederlo da fuori
tutto sembra finito.
Non m’importa di ricordare se questo non serve. Sono stanca di farmi del male da sola.
Dimentica il dolore e forse l’amore ti ripagherà.
Perché voglio permettermi di vivere il presente per quello che è, ovvero un dono.
Dimenticando te, forse davvero troverò qualcosa di nuovo.
È cambiato il tempo e sta piovendo
Ma resto ad aspettare
Non m’importa cosa il mondo può pensare
Io non me ne voglio andare
Io mi guardo dentro e mi domando
Ma non sento niente
Sono solo un resto di speranza
Perduta tra la gente.
Amore è già tardi e non resisto
Se tu non arrivi io non esisto
Non esisto, non esisto.
Stanotte ho fatto un sogno: eravamo noi, come qualche mese fa, anche se la proiezione era in un attuale che non esiste.
La verità è che la rabbia non sopperisce completamente alla tua mancanza.
Non so se queste parole le leggerai mai, né se questo indirizzo è rimasto tra i tuoi preferiti e ogni tanto lo sbirci. Fossi in te, forse neanch’io lo farei. Ma oggi l’aria è pesante, le parole sognate riecheggiano nella mia mente senza lasciarmi tregua. Oggi ti scriverei…
Anzi, ti scrivo. Non riesco a recapitarti questa lettera in maniera più diretta di come sto facendo, non me lo perdonerei, non saprei gestire le reazioni. E allora scrivo di getto queste righe, ascoltando veronicuccia nostra e cercando di dimenticare.
Ti lascio solo quattro lacrime soffocate in gola e una canzone, “Lacrime di cielo”. Se hai letto queste righe fin qui, ascoltala.
- Nessuno può capire perché nessuno sa. Nessuno può capire… tranne te. -
Mi manca forse solo questo: la nostra piccola bugia, per fingere di star bene ancora una volta.
(anche se la domanda resta: fingevamo davvero?)
Domani sarà San Valentino. E io non lo festeggerò. Non che la persona non ci fosse, anzi… e sono sicura che sarebbe stato stupendo.
Ma soffro di questo dannato litigio perenne tra mente e cuore.
Questa mattina, molto prima dell’alba, cercavo di guardare oltre le forme dai profili indefiniti, oltre al silenzio disturbato, oltre alle presenze. Volevo vedere oltre. Ma più mi sforzavo di individuare la realtà che facesse meno male, più mi sono resa conto di quanto la mia mente in quest’ultimo anno abbia creato ciò che voleva lei, ciò che sarebbe stato meglio e che mai mi avesse mostrato innanzi ciò che realmente è.
Ancora troppa confusione. Avrei voluto scostare le coperte, prendere carta e penna e sfogarmi, seduta su quella poltrona della domenicadelfogliobianco. Ma ho preferito stare lì, immobile… Perché, come recita la canzone, volevo solo sognare, dimenticare e ricominciare a camminare a passi più decisi.
Poi mi sono abbandonata al resto della notte. Volevo solo respirare quell’aria finalmente rilassata e godermi l’abbraccio sincero del sonno consolatore.
Alcune cose continueranno a farmi male, perché è inevitabile. Altre le abbandonerò per sempre con la consapevolezza del sacrificio, nella sola speranza che questo mi conceda la pace.
Giornata particolare. Stamane il grigio del cielo riempie mente e sguardo, impedendo di risollevare l’animo alla ricerca del sereno.
Anche l’anima risente di questo stato nebuloso: le piacerebbe giocare come si permette in questo ultimo periodo, ma non se la sente neanche lei oggi. Tutto è cupo, intontito, attonito davanti a tanta calma apparente. Di spaccare tutto oggi proprio non se ne parla. Meglio nascondere lo sguardo dietro ad uno schermo vuoto, in attesa di quell’amato raggio di sole. Magari passerà di qua. Magari gli passerà il terrore dell’essere se stesso e si lascerà andare attraverso queste nubi fitte.
Raggio, io continuo ad aspettarti.
